"Siete state a fare sioppin?", un signore per strada al telefono con qualcuno.
I banchi del mercato, con la frutta e la verdura ordinata.
Le corsie dell'Ipercoop, prima ancora della Coop più grande, e delle altre Coop della mia infanzia.
Anche dopo mesi prendere con sicurezza quella rotonda, quello svincolo.
Il treno che arriva sempre troppo in là sul binario.
Le infinite possibilità di essere e fare quello che vuoi. In due giorni.
Sentire al telefono qualcuno che già ti manca.
La mia stanza, come a 16 anni.
Il guardaroba che non ha alcuna possibilità di essere davvero utilizzato.
La vista delle montagne in quel cielo trasparente e gelido, mentre si prende la macchina per uscire.
Essere assecondata e compresa.
Casa.
martedì 27 dicembre 2011
domenica 13 novembre 2011
Io e te e un comodino
Ho immaginato il mio comodino: una luce, una piastrellina azzurra e un bicchiere d'acqua trasparente. Un libro, una piccola scatolina con i miei gioielli, una sveglia. Il letto bianco, il comodino di legno.
E te, dall'altra parte del letto.
E te, dall'altra parte del letto.
martedì 1 novembre 2011
Marmellata filosofica (letteralmente marmellata)
Non è che abbia niente da dire, di particolare. Ho solo la sensazione di avere qualcosa dentro che non so bene definire e che avrebbe anche la forma di qualcosa da scrivere, ma non viene fuori per bene quasi mai. Ogni tanto mi sento come se gli anni fossero passati senza portare con sé nulla di particolare e come se anche gli anni che verranno possano non essere poi così determinanti nelle mie scoperte personali.
So con certezza che ogni singola esperienza che vivo ha a che fare con me stessa e basta, che le relazioni e rapporti che ho con le persone sono solo un filtro di quello che poi rimane in me come sedimento. Come i granelli e i semini della marmellata che ho fatto oggi pomeriggio.
Quello che mi rimane dentro, rimane punto. Filtro o non filtro.
Marmellata - filosofica - di rosa canina e corbezzoli profumata alla melissa, limone e brandy
Bacche di rosa canina e corbezzoli (forse in tutto 800 g di frutta)
300 g di zucchero di canna
Qualche foglia di melissa
Scorzetta di limone
Una spruzzata di brandy (io uso il Torres)
Lavare bene la frutta dopo averla raccolta dalla pianta con grande fatica di braccia. Se si ha pazienza (e la mia vita dimostra che io proprio non ne ho), aprire le bacche di rosa canina e togliere i semini.
Mettere la frutta in una pentola capiente, bagnare con un bicchierino di brandy, versare lo zucchero, un goccio d'acqua e la scorzetta di limone. Far cuocere a fuoco vivo e, dal bollore, far proseguire la cottura per 45 minuti. Bagnare verso la fine con un altro po' di brandy, far evaporare l'alcool e completare la cottura.
Far raffreddare un po' la marmellata, passarla al passaverdure (è un lavoraccio!), e versare in vasetti puliti. Chiudere con il tappo, procedere con la sterilizzazione. Ovvero mettere i vasetti ben chiusi in una pentola grande, ricoprire d'acqua e portare a bollore: venti minuti di bollitura renderanno la vostra marmellata resistente alle intemperie e all'usura del tempo per almeno tre anni, dice mia madre.
Il che non necessariamente vuol dire che dobbiate pensare a dove sarete e a cosa farete di qui a tre anni. Ma già che ci siete è un ottimo esercizio.
So con certezza che ogni singola esperienza che vivo ha a che fare con me stessa e basta, che le relazioni e rapporti che ho con le persone sono solo un filtro di quello che poi rimane in me come sedimento. Come i granelli e i semini della marmellata che ho fatto oggi pomeriggio.
Quello che mi rimane dentro, rimane punto. Filtro o non filtro.
Marmellata - filosofica - di rosa canina e corbezzoli profumata alla melissa, limone e brandy
Bacche di rosa canina e corbezzoli (forse in tutto 800 g di frutta)
300 g di zucchero di canna
Qualche foglia di melissa
Scorzetta di limone
Una spruzzata di brandy (io uso il Torres)
Lavare bene la frutta dopo averla raccolta dalla pianta con grande fatica di braccia. Se si ha pazienza (e la mia vita dimostra che io proprio non ne ho), aprire le bacche di rosa canina e togliere i semini.
Mettere la frutta in una pentola capiente, bagnare con un bicchierino di brandy, versare lo zucchero, un goccio d'acqua e la scorzetta di limone. Far cuocere a fuoco vivo e, dal bollore, far proseguire la cottura per 45 minuti. Bagnare verso la fine con un altro po' di brandy, far evaporare l'alcool e completare la cottura.
Far raffreddare un po' la marmellata, passarla al passaverdure (è un lavoraccio!), e versare in vasetti puliti. Chiudere con il tappo, procedere con la sterilizzazione. Ovvero mettere i vasetti ben chiusi in una pentola grande, ricoprire d'acqua e portare a bollore: venti minuti di bollitura renderanno la vostra marmellata resistente alle intemperie e all'usura del tempo per almeno tre anni, dice mia madre.
Il che non necessariamente vuol dire che dobbiate pensare a dove sarete e a cosa farete di qui a tre anni. Ma già che ci siete è un ottimo esercizio.
martedì 4 ottobre 2011
mercoledì 3 agosto 2011
Del coraggio e della spudoratezza
Mi imbarazzo di fronte alle sfide con persone che mi sembrano più brave di me: è sempre stato così, mi piace evitare le difficoltà. Sono un'evitona.
Anche se molto competitiva, se annuso una presunta migliore capacità rispetto alla mia - a fare qualcosa che mi interessa - tendo a scappare.
Se poi a questo si unisce una qualche sensazione di presunzione, figuriamoci. Scappo a gambe levate.
Si, perché mi viene l'urto. Mi infastidisco. Mi annoio persino.
Questo per dire che, però, c'è una riflessione che ho fatto.
Possibile che io rischi qualcosa? Possibile che ci sia qualcosa da perdere?
E se semplicemente fosse che ciascuno di noi ha il proprio modo di vedere le cose e che non necessariamente arriviamo tutti allo stesso modo, molto "fico", di mostrare le nostre capacità in qualcosa?
Direte, che banalità.
E invece, secondo me, il punto centrale è questo quando si vuole intraprendere qualcosa: non farsi trascinare dagli eventi ma condurli con il proprio spirito personale. Anche se c'è chi ti dice che tutto il resto del mondo fa in un altro modo, devi procedere secondo l'istinto. Con la testa, studiando, decidendo, scegliendo ma non secondo il modello standard "che le cose per avere successo si fanno così".
Come se scopriste per la prima volta una cosa: il vostro non è un ripetere una cosa già vista da altri, ma quella cosa è come se nascesse nuovamente perchè ci siete voi come filtro tra la cosa e il resto del mondo.
Piccolo impegno per l'estate, dovunque siate (in vacanza o no): proponetevi di fare voi da guida e non di seguirla. Immaginate di doverla scrivere per gli altri: che cosa vi piace, che cosa vi emoziona?
Sono sicura che il ricordo di questa estate sarà molto più vivido. Ogni giorno sarà molto più vivido: è solo questione di decisione.
Anche se molto competitiva, se annuso una presunta migliore capacità rispetto alla mia - a fare qualcosa che mi interessa - tendo a scappare.
Se poi a questo si unisce una qualche sensazione di presunzione, figuriamoci. Scappo a gambe levate.
Si, perché mi viene l'urto. Mi infastidisco. Mi annoio persino.
Questo per dire che, però, c'è una riflessione che ho fatto.
Possibile che io rischi qualcosa? Possibile che ci sia qualcosa da perdere?
E se semplicemente fosse che ciascuno di noi ha il proprio modo di vedere le cose e che non necessariamente arriviamo tutti allo stesso modo, molto "fico", di mostrare le nostre capacità in qualcosa?
Direte, che banalità.
E invece, secondo me, il punto centrale è questo quando si vuole intraprendere qualcosa: non farsi trascinare dagli eventi ma condurli con il proprio spirito personale. Anche se c'è chi ti dice che tutto il resto del mondo fa in un altro modo, devi procedere secondo l'istinto. Con la testa, studiando, decidendo, scegliendo ma non secondo il modello standard "che le cose per avere successo si fanno così".
Come se scopriste per la prima volta una cosa: il vostro non è un ripetere una cosa già vista da altri, ma quella cosa è come se nascesse nuovamente perchè ci siete voi come filtro tra la cosa e il resto del mondo.
Piccolo impegno per l'estate, dovunque siate (in vacanza o no): proponetevi di fare voi da guida e non di seguirla. Immaginate di doverla scrivere per gli altri: che cosa vi piace, che cosa vi emoziona?
Sono sicura che il ricordo di questa estate sarà molto più vivido. Ogni giorno sarà molto più vivido: è solo questione di decisione.
venerdì 27 maggio 2011
Vivere la cucina, vivere in cucina.
Vivere la cucina, vivere in cucina. È questo il vero cuore della casa. Mica il salotto, che va bene per guardare la tivù. Mica la camera da letto, che va bene per dormire. La cucina è il posto ideale per fare l’amore. In tutti i sensi. È amore quello che metto quando faccio le lasagne, strato dopo strato, che combaciano caldi e fumanti fra ragù e besciamella […] Nulla è più eroticamente simbolico di ciò che si trova in cucina […] Chissà quanti di noi sono stati concepiti in cucina. Io, di sicuro […]. Ma certo non solo io. Pensateci, che bello i gesti d’amore fra le farine, e i vetri un po’ appannati. Credete a me: chi trova il primo soffio di vita in mezzo a queste cose è più buono, e gli ingredienti della sua ricetta ideale saranno per tutta la vita: amore quanto basta.
Tratto da:
È pronto in tavola. Le mie ricette e quelle di famiglia
di Vito [Stefano Bicocchi]
Tratto da:
È pronto in tavola. Le mie ricette e quelle di famiglia
di Vito [Stefano Bicocchi]
lunedì 23 maggio 2011
Ciao
Questo blog ti deve il suo splendido nome, e di questo non ti ho mai ringraziato.
Mi mancherai.
E, davvero, grazie.
Mi mancherai.
E, davvero, grazie.
martedì 28 settembre 2010
La lettera d'amore
Cara Capra
come ci si innamora? Si casca? Si inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre? So che ti amo quando ti vedo, lo so quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso. Nessuna brezza agita le foglie. L'aria è ferma. Ho cominciato ad amarti senza fare un solo passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo.
Sto bruciando. E' troppo banale per te? No, e lo sai. Vedrai. E' quello che capita, è quello che importa.
Sto bruciando.
Non mangio più, mi dimentico di mangiare, mi sembra una cosa sciocca, che non c'entra. Se ci bado. Ma non bado a niente. I miei pensieri straripano furiosi, una casa piena di fratelli, legati dal sangue che si dilaniano in una faida:
"Mi sto innamorando"
"Tipica scelta stupida"
"Eppure..... l'amore mi tormenta come fosse dolore"
"Sì, continua così, manda a puttane la tua vita. E' tutto sbagliato e lo sai. Svegliati. Guarda le cose in faccia".
"C'è una faccia sola, l'unica che vedo, quando dormo e quando non dormo".
Stanotte ho buttato il libro dalla finestra. Ho provato a dimenticare. Tu non vai bene per me, lo so, ma quello che penso non mi interessa più, a meno che non pensi a te.
Quando sono accanto a te, davanti a te, sento i tuoi capelli che mi sfiorano la guancia anche se non è vero. Qualche volta guardo altrove. Poi ti guardo di nuovo.
Quando mi allaccio le scarpe, quando sbuccio un'arancia, quando guido la macchina, quando vado a dormire ogni notte senza di te, io resto come sempre
Montone
Da “La lettera d’amore” di Cathleen Schine
come ci si innamora? Si casca? Si inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre? So che ti amo quando ti vedo, lo so quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso. Nessuna brezza agita le foglie. L'aria è ferma. Ho cominciato ad amarti senza fare un solo passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo.
Sto bruciando. E' troppo banale per te? No, e lo sai. Vedrai. E' quello che capita, è quello che importa.
Sto bruciando.
Non mangio più, mi dimentico di mangiare, mi sembra una cosa sciocca, che non c'entra. Se ci bado. Ma non bado a niente. I miei pensieri straripano furiosi, una casa piena di fratelli, legati dal sangue che si dilaniano in una faida:
"Mi sto innamorando"
"Tipica scelta stupida"
"Eppure..... l'amore mi tormenta come fosse dolore"
"Sì, continua così, manda a puttane la tua vita. E' tutto sbagliato e lo sai. Svegliati. Guarda le cose in faccia".
"C'è una faccia sola, l'unica che vedo, quando dormo e quando non dormo".
Stanotte ho buttato il libro dalla finestra. Ho provato a dimenticare. Tu non vai bene per me, lo so, ma quello che penso non mi interessa più, a meno che non pensi a te.
Quando sono accanto a te, davanti a te, sento i tuoi capelli che mi sfiorano la guancia anche se non è vero. Qualche volta guardo altrove. Poi ti guardo di nuovo.
Quando mi allaccio le scarpe, quando sbuccio un'arancia, quando guido la macchina, quando vado a dormire ogni notte senza di te, io resto come sempre
Montone
Da “La lettera d’amore” di Cathleen Schine
lunedì 13 settembre 2010
mercoledì 25 agosto 2010
Buonanotte
Messere abbandona le armi di questa giornata,
perché è dolce e mite questa nottata.
Una Principessa ti saluta da lontano,
mentre un bacio di buonanotte le scivola dalla mano.
perché è dolce e mite questa nottata.
Una Principessa ti saluta da lontano,
mentre un bacio di buonanotte le scivola dalla mano.
venerdì 20 agosto 2010
La strana estate
Cavaliere che traghettavi nella tua strana estate
Quella Piccola Dama sul ponte della nave
Le hai stretto la mano e il sole ancora non c'era.
Era forse Incantesimo o Atmosfera?
Quella Piccola Dama sul ponte della nave
Le hai stretto la mano e il sole ancora non c'era.
Era forse Incantesimo o Atmosfera?
lunedì 24 maggio 2010
02.04.2010
La mia sensazione di provvisorietà, corruzione delle cose e indefinitezza non è solo mia.
Credo che sia legata indissolubilmente e naturalmente al tempo che passa.
Continuerò ad averla, non ha senso combatterla. Anzi, penso sia un male combatterla: perchè non esiste il vero ordine, non c'è il momento che aspetti in cui le cose hanno (alla fine) un valore finito, un confine chiuso.
E' come quando compri un oggetto, un maglione che ti piace, o come quando pulisci per bene tutta la tua casa: un giorno, prima o poi, tutto subisce la sua naturale corruzione, fa il suo corso, si rompe, si sporca.
Il flusso degli eventi si applica alle cose come alle persone: il deterioramento è un concetto negativo solo se si ha la sensazione di subirlo.
Per questo si soffre: non dominando le cose che viviamo e lasciandoci andare agli eventi, il deterioramento ci uccide lentamente (salvo poche, definite decisioni che riguardano tutti, come scegliere una casa, un lavoro, una bistecca, è sussistenza, quindi sei costretto a farle e quindi è ovvio che lì venga fuori la vera indole).
E questo discorso io lo porto fino alla mia idea di ordine e previsione: non mi piace. Ho scoperto che avere i kit, i set, non c'è gusto. Kit e set nel senso di cose prese in blocco, tutte simili, senza il piacere di accumularle, ciascuna diversa e legata a qualcosa del momento che vivi.
Mi piace il concetto di avventura come scoperta imprevista di qualcosa che non avresti mai trovato altrimenti.
Ma, e non pensavo mai che facesse per me, mi piace sempre di più l'idea di semplificare, levare, togliere ostacoli al pensiero e alla concentrazione sulle cose che invece sento che possono elevarmi come essere umano.
Nella vita, come nelle cose concrete, è molto più significativo stratificare, e a volte anche capitarci a caso, nelle cose.
Credo che sia legata indissolubilmente e naturalmente al tempo che passa.
Continuerò ad averla, non ha senso combatterla. Anzi, penso sia un male combatterla: perchè non esiste il vero ordine, non c'è il momento che aspetti in cui le cose hanno (alla fine) un valore finito, un confine chiuso.
E' come quando compri un oggetto, un maglione che ti piace, o come quando pulisci per bene tutta la tua casa: un giorno, prima o poi, tutto subisce la sua naturale corruzione, fa il suo corso, si rompe, si sporca.
Il flusso degli eventi si applica alle cose come alle persone: il deterioramento è un concetto negativo solo se si ha la sensazione di subirlo.
Per questo si soffre: non dominando le cose che viviamo e lasciandoci andare agli eventi, il deterioramento ci uccide lentamente (salvo poche, definite decisioni che riguardano tutti, come scegliere una casa, un lavoro, una bistecca, è sussistenza, quindi sei costretto a farle e quindi è ovvio che lì venga fuori la vera indole).
E questo discorso io lo porto fino alla mia idea di ordine e previsione: non mi piace. Ho scoperto che avere i kit, i set, non c'è gusto. Kit e set nel senso di cose prese in blocco, tutte simili, senza il piacere di accumularle, ciascuna diversa e legata a qualcosa del momento che vivi.
Mi piace il concetto di avventura come scoperta imprevista di qualcosa che non avresti mai trovato altrimenti.
Ma, e non pensavo mai che facesse per me, mi piace sempre di più l'idea di semplificare, levare, togliere ostacoli al pensiero e alla concentrazione sulle cose che invece sento che possono elevarmi come essere umano.
Nella vita, come nelle cose concrete, è molto più significativo stratificare, e a volte anche capitarci a caso, nelle cose.
lunedì 22 marzo 2010
A volte
A volte mi sembra che tutto sia come preparare un focolare per qualcuno che non arriverà mai.
domenica 21 marzo 2010
Celebrating Springtime
Spinaci, 8 cubetti surgelati
Ricotta, 250 g
Parmigiano gratuggiato, 30-50 g
Sale e noce moscata
Pasta brisé
Fate bollire i cubetti di spinaci. Scolate e strizzate, versate in una terrina. Fate raffreddare fuori dalla finestra: il tempo è ancora fresco, la primavera si presenta piovosa, (altro classico senza tempo).
Versateci anche la ricotta, il parmigiano grattugiato, la noce moscata. Regolate di sale.
Mischiate mollemente il tutto.
Prendete una teglia da forno, adagiatevi la pasta brisé e versate il composto, distribuendolo sulla pasta con finta disattenzione.
Fate rientrare un po' i bordi, mettete in forno. Combinato, 15 minuti a potenza 1. Normale, 20 minuti a 170 gradi.
Buon Springtime piovoso a tutti.
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martedì 2 marzo 2010
Bloody Mary
domenica 17 gennaio 2010
Sono viva. Tutto bene.
Sono viva. Tutto bene.
Sono solo un po' presa dalle mie solite stupide ansie.
La vita, a volte, è insidiosissima.
martedì 8 dicembre 2009
giovedì 19 novembre 2009
Pesce sciué
Prendete un filetto di persico (è sempre in offerta al super, dai!), 5 pomodorini, sale, olio, e se l'avete del soffritto liofilizzato.
Giro d'olio sulla teglia, filetto a pezzi grossi, pomodorini tagliati, sale, soffritto.
Giro d'olio sul tutto, una spruzzata della birra che intanto vi state bevendo.
10 minuti al forno microonde-combinato coperto con l'alluminio. 1o minuti al forno microonde-combinato senza l'alluminio.
Tirare un attimo fuori dal forno e sopra spolverata di paprika dolce, parmigiano grattato al momento (rigorosamente con una di quelle deliziose grattugie che si vedono sempre nei film americani...adoooro queste), pangrattato, giro d'olio (siiii..daiii).
Altri 5 minuti al microone-grill, stavolta.
Sorso di birra e via!
Bon appétit!
martedì 17 novembre 2009
Per sempre le ore
Caro Leonard.. guardare la vita in faccia.. sempre.. guardare la vita in faccia, riconoscerla per quello che è.. al fine conoscerla, amarla per quello che è.. e poi metterla da parte.
Leonard.
Per sempre gli anni tra di noi. Per sempre gli anni. Per sempre l'amore. Per sempre le ore
domenica 15 novembre 2009
La maiazena e il New York Cheesecake
Siamo in 4 in famiglia, io, mio fratello, mamma e papà. Io, lo sapete, vivo e lavoro a Milano. Quello che non sapete è che da un paio di mesi mio fratello studia a Perugia e da allora, per forza di cose, siamo tutti lontani. La mia famiglia vive la diaspora dei figli come un momento di prova e di sospensione rispetto alle abitudini che ha costuito nel tempo e che, sono sicura, a nostro modo stiamo portando nelle nostre giornate, ciascuno di noi mettendo in queste routine un po' del nostro. Ieri c'è stata la prima reunion con tutti e 4 (e nonna al seguito), ed è stata molto bella.
Per l'occasione mi sono cimentata nel New York cheesecake: la volevo fare da tempo, almeno da quando l'ho assaggiata alla California Bakery qui a Milano.
Mio fratello mi ha aiutato a prepararla: nelle istruzioni c'era scritto di setacciare la maizena.
Al che lui, candido, "La maiAzena? E che cos'è la maiAzena?". Non penso che potrò mai più preparare questo dolce senza la maiAzena.
Dunque, non è un dolce difficile, ci vogliono solo delle accortezze e un po' di pazienza.
La lista degli ingredienti è lunga e le fasi sono 3: base, crema, copertura. Volendo, se siete diligenti, potete preparare anche una salsa di frutta per arricchirla ulteriormente: ci sta bene perchè, da solo, il dolce è un po' stucchevole secondo me.
Preciso infine che la ricetta viene dalla rete, precisamente da qui.
Ingredienti:
150 g burro
250 biscotti Digestive
2 cucchiai di zucchero di canna
600 g di formaggio Philadelphia
150 zucchero semolato bianco
20 g di maiazena
100 g di panna fresca
3 uova, di cui un tuorlo e due intere
il succo di mezzo limone
un pizzico di sale
vaniglia o vanillina
200 g di panna acida
zucchero a velo, qb
Dunque, prima fase: tritate i biscotti al frullatore, fate sciogliere il burro e versatelo dentro la ciotola coi biscotti sminuzzati. Aggiungete 2 cucchiai di zucchero di canna.
Prendete della carta forno e la tortiera in cui volete cuocere il dolce. Ricavate un disco di carta forno della stessa dimensione del fondo della tortiera. Ricavate anche una striscia di carta forno alta qualche centrimetro e lunga quanto il diametro della tortiera. Spennellate la tortiera di burro sul fondo e sui bordi e adagiate il disco sul fondo e la striscia di carta forno lungo i bordi. Versate il composto di biscotti e compattatelo: il fondo deve essere coperto e così anche i bordi, per qualche centimetro di altezza. Fatto ciò mettete la tortiera in frigo per almeno 1 ora o 30 minuti nel freezer.
Ok, facciamo la crema adesso: accendete il forno a 180 gradi, per iniziare. Versate le uova (nb: due intere e un tuorlo), lo zucchero, montate un po' con una frusta. Aggiungete il philadelphia. Versate un cucchiaio di vaniglia liquida o una bustina di vanillina, la maiazena, la panna, il succo del limone e due pizzichi di sale. Continuate a girare e a montare un po' il tutto (mi rendo conto che è un po' mappazza con il philadelphia, ma parliamo di un dolce di sostanza!).
Prendete la tortiera e versateci il composto, livellandolo appena (si aggiusta in forno da solo). Mettete in forno, 30 minuti a 180 gradi e altri 30-40 a 160. Non aprite la porta del forno, nemmeno sotto tortura! O si smonterà! (non è vero, è solo per farvi paura, a me non è successo niente....cmq non è una buona abitudine coi dolci, almeno per i primi 20 minuti).
Copertura. Prendete la panna acida, lo zucchero a velo (quanto vi piace, cercate di non essere stucchevoli), altra vaniglia/vanillina e mischiate il tutto.
Coprite la torta da fredda e qui potete:
a) farla "glassare" sopra con 5 minuti di forno a 180 gradi.
b) mettere tutto in frigo per almeno 2 ore (meglio tutta la notte)
Il cheese cake è fatto, ha bisogno solo di riposo e se volete, della salsa di frutta da mettere sopra: io ho usato dei lamponi messi a macerare con zucchero e succo di limone. La prossima volta metterò anche mirtilli...Potrebbe essere un'idea anche usare della frutta di bosco surgelata: ma mi sembrava troppo un cliché e ho evitato.
E così abbiamo celebrato il ritorno di mio fratello: io, lui e la maiazena.
Per l'occasione mi sono cimentata nel New York cheesecake: la volevo fare da tempo, almeno da quando l'ho assaggiata alla California Bakery qui a Milano.
Mio fratello mi ha aiutato a prepararla: nelle istruzioni c'era scritto di setacciare la maizena.
Al che lui, candido, "La maiAzena? E che cos'è la maiAzena?". Non penso che potrò mai più preparare questo dolce senza la maiAzena.
Dunque, non è un dolce difficile, ci vogliono solo delle accortezze e un po' di pazienza.
La lista degli ingredienti è lunga e le fasi sono 3: base, crema, copertura. Volendo, se siete diligenti, potete preparare anche una salsa di frutta per arricchirla ulteriormente: ci sta bene perchè, da solo, il dolce è un po' stucchevole secondo me.
Preciso infine che la ricetta viene dalla rete, precisamente da qui.
Ingredienti:
150 g burro250 biscotti Digestive
2 cucchiai di zucchero di canna
600 g di formaggio Philadelphia
150 zucchero semolato bianco
20 g di maiazena
100 g di panna fresca
3 uova, di cui un tuorlo e due intere
il succo di mezzo limone
un pizzico di sale
vaniglia o vanillina
200 g di panna acida
zucchero a velo, qb
Dunque, prima fase: tritate i biscotti al frullatore, fate sciogliere il burro e versatelo dentro la ciotola coi biscotti sminuzzati. Aggiungete 2 cucchiai di zucchero di canna.
Prendete della carta forno e la tortiera in cui volete cuocere il dolce. Ricavate un disco di carta forno della stessa dimensione del fondo della tortiera. Ricavate anche una striscia di carta forno alta qualche centrimetro e lunga quanto il diametro della tortiera. Spennellate la tortiera di burro sul fondo e sui bordi e adagiate il disco sul fondo e la striscia di carta forno lungo i bordi. Versate il composto di biscotti e compattatelo: il fondo deve essere coperto e così anche i bordi, per qualche centimetro di altezza. Fatto ciò mettete la tortiera in frigo per almeno 1 ora o 30 minuti nel freezer.
Ok, facciamo la crema adesso: accendete il forno a 180 gradi, per iniziare. Versate le uova (nb: due intere e un tuorlo), lo zucchero, montate un po' con una frusta. Aggiungete il philadelphia. Versate un cucchiaio di vaniglia liquida o una bustina di vanillina, la maiazena, la panna, il succo del limone e due pizzichi di sale. Continuate a girare e a montare un po' il tutto (mi rendo conto che è un po' mappazza con il philadelphia, ma parliamo di un dolce di sostanza!).
Prendete la tortiera e versateci il composto, livellandolo appena (si aggiusta in forno da solo). Mettete in forno, 30 minuti a 180 gradi e altri 30-40 a 160. Non aprite la porta del forno, nemmeno sotto tortura! O si smonterà! (non è vero, è solo per farvi paura, a me non è successo niente....cmq non è una buona abitudine coi dolci, almeno per i primi 20 minuti).
Copertura. Prendete la panna acida, lo zucchero a velo (quanto vi piace, cercate di non essere stucchevoli), altra vaniglia/vanillina e mischiate il tutto.
Coprite la torta da fredda e qui potete:
a) farla "glassare" sopra con 5 minuti di forno a 180 gradi.
b) mettere tutto in frigo per almeno 2 ore (meglio tutta la notte)
Il cheese cake è fatto, ha bisogno solo di riposo e se volete, della salsa di frutta da mettere sopra: io ho usato dei lamponi messi a macerare con zucchero e succo di limone. La prossima volta metterò anche mirtilli...Potrebbe essere un'idea anche usare della frutta di bosco surgelata: ma mi sembrava troppo un cliché e ho evitato.
E così abbiamo celebrato il ritorno di mio fratello: io, lui e la maiazena.
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